0%

Manifesto

Manifesto di OttoCentro

1. Psicoterapia per Chiunque

Non solo un’offerta a chi è affetto da una patologia psichica (le sindromi psichiatriche del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders V (1), non solo un’offerta a chi soffre di un disagio psichico (sintomi soggettivi) ma una proposta che deriva da un punto di vista psicopatologico sulla contemporaneità come caratterizzata da infinite “forme” di uno degli elementi costitutivi della nostra specie: l’angoscia.

L’angoscia si configura a volte in sindromi psichiatriche, a volte si concretizza in sintomi come fobie ed ossessioni a volte esplode in attacchi di panico, a volte fluttua come ansia e a volte si irrigidisce nelle varie depressioni.

Altre volte non è sindrome né sintomo, è “invisibile” : si manifesta nel corpo psico-somatizzato, esplode nelle varie forme di violenza e/o si manifesta in sintomi esterni a noi ovvero la “individuiamo” come proveniente cioè prodotta da mogli-mariti-figli-genitori-amici-colleghi-direttori-avversari politici-stati nemici-tasse-previsioni meteorologiche……………sino a quella Paura Liquida (2) che si insinua in noi da Ovunque.

Per non sperimentarla, pur di collocarla ovunque ma non in noi, troviamo molti rimedi e soluzioni a volte caratterizzate da spiegazioni quali le Ideologie e le appartenenze gruppali e sociali. Altre volte ci affidiamo, ci fidiamo delle risposte della Tecnica che tutto risolverà (3) o delle Religioni oppure, o al contempo, troviamo veloci soluzioni nelle antiche, nuove e nuovissime dipendenze sino a sostare costantemente affamati di rimedi in mondi straripanti soluzioni a portata di mano o di mouse o di touch (Amazon è Babbo Natale o il Diavolo?).

La nostra è allora una proposta alla Normalità cioè a tutti ma proprio tutti: politici-insegnanti-madri-padri-infermieri-medici-giornalisti-pompieri……..psichiatri e psicoterapeuti. E’ una proposta che si basa sulla certezza che la mente umana sia una funzione relazionale in grado di evolvere soprattutto se in contatto con un’altra mente. La psicoterapia analitica è un’opportunità di avere fiducia, innanzitutto, nella propria capacità di pensare e di elaborare le proprie emozioni.

2. Guarigione per nessuno

“..era la forza dei “medicine show” dei tempi del Far West che vendevano pozioni ai babbei, girando di borgo in borgo” (4).

Da anni ci occupiamo di psicopatologia e siamo in grado di aiutare i nostri pazienti affetti da sindromi psichiatriche a trovare assetti vivibili magari anche con l’ausilio del farmaco, siamo altresì in grado di “trasformare” i conflitti soggettivi in stili di vita liberi dai sintomi. Tuttavia la scomparsa della sintomatologia non è di per sé sufficiente a garantire il benessere nel corso del tempo: la vita infatti, con i suoi diversi cicli evolutivi, ripropone configurazioni dell’angoscia sotto forme inedite e imprevedibili.

Psicoterapia per chiunque è un’offerta priva di risposte certe e già codificate. Noi non abbiamo soluzioni standardizzate per “Qualsiasicosa” (5) ma proponiamo chance evolutive. Pensiamo di costruire con nostri pazienti una modalità di pensiero, di auto-pensiero, che possa permettere una manutenzione di quello strumento delicato che è la mente. In relazione alla nostra “visione del mondo” ipotizziamo che questa manutenzione o cura della propria mente non debba riguardare esclusivamente le persone psichicamente sofferenti ma che possa diventare una modalità sostitutiva alle “cure patologiche” totipotenti per qualsiasi rimedio e totipotenti per qualsiasi dipendenza.  Con “Guarigione per nessuno” vogliamo sottolineare la nostra radicale distanza dalle false promesse di guarigione da “qualsiasicosa” e da tutte le certezze incontrovertibili che sono sinonimo di pensiero delirante poco adatto alla crescita ed all’elaborazione delle emozioni ma perfetto come “cura patologica” per l’angoscia del primitivo. Opponendoci alle propagandistiche promesse di guarigioni definitive dal “male” sosteniamo il concetto di “mente in grado di evolversi” ovvero di un processo auto-osservativo come modalità costante nel tempo.

 

3. Dispositivo

 “Un dispositivo è una rete che si stabilisce fra i vari elementi…tanto del detto che del non detto” (6)

La parola “Dispositivo” è per noi importante perchè esprime il nostro modo di lavorare.

Lavoriamo in équipe discutendo dei nostri casi ed elaborando le nostre linee evolutive comunque con uno stile psicoanalitico “la psicoanalisi è una sonda che allarga il campo che esplora” (7). Ovvero non utilizziamo un metodo incontrovertibile ma, sia con i nostri pazienti che nei nostri rapporti professionali, cerchiamo di conservare una disponibilità verso il “nuovo”, ovvero verso la scoperta dell’incontro con l’Altro. Critichiamo  il “sapere già” che non solo impedisce l’ascolto emotivo ma, come un mansionario, paralizza qualsiasi trasformazione evolutiva. Cerchiamo, anche attraverso le supervisioni di gruppo, l’evoluzione delle cure della psiche che oggi non possono che essere personalizzazione attraverso un processo di interazione emotiva tra soggetti che include in “prima persona” anche il terapeuta. Lavorare in prima persona necessita di manutenzione della propria mente. Questa manutenzione delle nostre menti è un elemento portante del nostro Dispositivo.

 

4. Metodo

Il metodo deriva da quanto sviluppato in 14 anni di lavoro presso l”Ambulatorio per la Diagnosi e la Cura dei disturbi dell’umore e dell’ansia dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano”

Contatto telefonico: uno psicoterapeuta di turno risponde alla chiamata telefonica o per posta elettronica. Viene fissato un appuntamento. Durante la prima visita viene compilata una cartella clinica e, secondo le necessità del paziente, vengono proposti: a) 8 colloqui b) una valutazione psichiatrica c) invio ad altra struttura d) nessun intervento.

Al termine degli otto colloqui paziente e terapeuta individuano la miglior evoluzione possibile tra la fine o il proseguimento del percorso.

I costi sono gli stessi del SSN.

 5. Tempo della cura  

“Molti pazienti finiscono l’analisi nel punto in cui altri l’avrebbero iniziata” (8)

“L’analisi finisce quando paziente e analista smettono di incontrarsi in occasione delle sedute analitiche”. (9)

La lunga esperienza ospedaliera, nata da una scelta istituzionale (8 colloqui psicologici), ci ha permesso di sperimentare, constatare e sviluppare un assetto mentale ed emotivo di lavoro con i pazienti basato su questa specifica durata. L’incontro con il limite istituzionale di 8 colloqui nel corso del tempo ci ha permesso di trasformare un limite in un’evoluzione teorica e clinica. Questo tempo ha innanzitutto sviluppato in noi terapeuti un nuovo tempo interno di lavoro con l’altro. Un tempo troppo breve e sbagliato, anche rispetto alla nostra freudiana ortodossia, si è per noi “espanso”.

Le nostre frustrazioni terapeutiche rispetto a questa compressione del tempo (aver fretta di dare risposte veloci) si sono trasformate in una cura basata sul far nascere l’interrogarsi da nuovi punti di vista nei nostri pazienti.

Alla nostra iniziale e talvolta presente ansia da guarigione è risuonata frequentemente anche quella del paziente che a sua volta ha idealizzato quel breve tempo come investito di un potenziale infinito. La soluzione è stata non incastrarsi in un meccanismo perverso di performance, ma lavorare in ognuna delle 8 sedute, sapendo del confine temporale, non come limite ma come opportunità. Per noi psicoanalisti inoltre è immediato pensare che 8 colloqui possano essere pochi per un buon lavoro, ma dimentichiamo spesso che per un paziente “ignaro” delle dinamiche terapeutiche, la definizione a priori di questo tempo può essere invece rassicurante rispetto ai timori di ritrovarsi troppo rapidamente dentro terapie infinite. Il nostro a-priori in tal caso sarebbe fuorviante rispetto al vissuto soggettivo del paziente.

La capacità di stare in contatto con le emozioni e i vissuti del paziente è la risposta “fuori dalle logiche temporali” che abbiamo incontrato. L’abbandono di rincorse verso la salvezza, e la possibilità di fermarsi all’ascolto totale di ogni momento è quello che riteniamo contraddistingua la qualità del lavoro.

Questo è ciò che offriamo ai nostri pazienti.

  1. DSM-5 Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Cortina, Milano 2014
  2. Bauman Z., Paura liquida, Laterza, Bari 2008.
  3. Galimberti, U., Psiche e techne, Feltrinelli, Milano 1999
  4. De Simone A. Tra Dilthey e Habermas. Esercizi di pensiero su filosofia e scienze umane. Morlacchi 2006
  5. Riva M. Nuova normalità, nuovi casi. Quattroventi ed. Urbino 2006.
  6. Agamben G. Che cos’è un dispositivo. Nottetempo 2006
  7. Bion W. R.  Seminari italiani. Borla, Roma. 1985
  8. Meltzer D. in: Ferro A. Il lavoro clinico. Milano, Cortina, 2003
  9. Freud S. Analisi terminabile e interminabile. Boringhieri, 1937

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi