“Manifest 2025”
Manifest
o
Secondo Manifesto di Ottocentro (2025)
Punto Zero o Fondamentale
Le parole non possono descrivere in modo esaustivo e completo cosa sia la cura. Perché la cura è umana relazione, infinita e sempre in divenire. Le parole, nel tentativo di tradurre la complessità, inevitabilmente restringono e riducono l’infinito incontenibile. La cura è esperienza e quindi intraducibile.
1. La cura è un processo infinito
La cura non è un traguardo, ma un processo in continua evoluzione dell’autocoscienza che può giungere anche al superamento dell’autocoscienza stessa. È un’esplorazione dell’Essere che si nutre di ricerca e di ignoto, non limitandosi alla guarigione dei sintomi. Il curante si assume la responsabilità della navigazione, il paziente ne traccia la rotta ad ogni momento. Il nord della cura è un viaggio a senso unico verso se stessi. Chiunque può navigare, ognuno ha diritto di farlo.
2. L’angoscia è una condizione
Non è qualcosa da eliminare, ma una condizione autentica dell’esistenza. L’angoscia – non sintomatologica – può aprire al vuoto, che ci interroga, allo spazio in cui nasce il sentire emotivo umano. Al contempo è il residuo che differenzia l’umano dal non-umano. L’angoscia può segnalare la presenza di qualcosa di perturbante nel nostro intimo più profondo, e può essere la scintilla che innesca la riconnessione con il proprio desiderio.
3. La parola è uno strumento invisibile
Parlare non è solo descrivere, ma essere e agire sul mondo e su sé stessi: la parola può anche divenire strumento di evacuazione (parola vuota) oppure via di trasformazione. È sempre un ponte verso l’Altro (comunicazione).
4. Esistere è navigare tra ordine e disordine
La vita è dar forma all’inconscio che “essenzia” le cose del mondo nella sua totalità: è fatta di opposti che non si annullano, ma che trovano valore e si alimentano a vicenda. L’azione è connessa con il profondo, l’individualità si intreccia con la collettività, il caos con la struttura ordinata, il sogno con la concretezza. La psicoterapia è il mare aperto in cui ci si muove privi di rotte già date, e aperti a raggiungere destinazioni non previste.
5. Le verità assolute sono deliri
Ogni teoria è un punto di partenza, mai un punto d’arrivo. La realtà è fluida e cangiante, muta forma al variare del vertice che si assume: ridurla ad un dogma ne limita ricchezza e complessità, restringe il campo visivo fino a deformarla. Dietro ogni teoria c’è un’epistemologia e dietro ogni epistemologia è implicito un senso dell’essere. Chi cura è a sua volta in cura, chi insegna continua a imparare. I dubbi aumentano con la conoscenza. Le domande sono germogli del sapere.
6. Ottocentro è una nave in viaggio
Non è un approdo definitivo, ma un luogo di passaggio, di scambio, di trasformazione. È una tensione verso l’interrogazione, del perdersi e ritrovarsi, di esplorare con fiducia il vuoto e viverlo come opportunità creativa. È la possibilità di rimanere in continua trasformazione.
7. La comunità è il sostegno
La forza di Ottocentro risiede nella comunità che si crea tra chi vi partecipa. La cura non è solo un’esperienza individuale, ma un processo collettivo che nasce dall’essere-insieme-con-gli-altri e dall’incontro, dall’ascolto reciproco e dal sostegno. Siamo una rete che cresce insieme, costruendo spazi di supporto che amplificano la cura stessa. Ogni membro di Ottocentro con la propria parola e il proprio essere può modificare qualcosa negli altri ed essere modificato da loro.
8. La bellezza si trova nell’incompleto
La ricerca della perfezione può allontanare dall’essenza della cura. Noi abbracciamo l’incompleto come essenza dell’essere umano che non può darsi fondamento, quindi il mancante, e troviamo bellezza nel processo di trasformazione. La crescita personale e collettiva non è mai lineare ma emergente: la bellezza nasce dal dialogo tra ciò che siamo e ciò che stiamo diventando.